venerdì 4 ottobre 2024

La breve storia delle chiesette di Santa Marina in Termini, redatta dal canonico Rocco Cusimano

Giornale del Mediterraneo, 4 ottobre 2024

La vita di Santa Marina è stata trattata sulle prime dallo storico Baldassare Romano (1794 - 1857) nel suo: “Vita di Santa Marina Vergine siciliana (1). In realtà, l’opuscolo edito nel 1842 e più volte ristampato, in ambito locale è e rimane la fonte storiografica principale, mentre continua ad esserla per gli agiografi e agiologi (2) i quali con grande pazienza portano avanti le ricerche di indagine circa il bios della santa.

La tradizione ci riferisce che ella sia nata nel 1036, al tempo della dominazione araba in Sicilia, in un oscuro borgo chiamato Scanio, e ivi rese la vita al Signore nel 1066. Riguardo al tempio della SS. Vergine in Scanio (dove il suo corpo fu immantinente deposto), e dell’oratorio (Santa Marina “La Vecchia), dove in seguito le sacre reliquie furono traslate, non rimangono praticamente più tracce (3). Gli unici edifici esistenti relativi al suo culto, sono le due chiesette di Santa Marina “La Nova” e Santa Marina “La Novissima”: la prima, attualmente in rovina, mentre la seconda è fruibile per la consueta messa annuale, che si svolge la prima domenica di settembre.   

Pure il canonico Rocco Cusimano (1868 - 1952) ci parla per sommi capi delle due chiesette campestri, e lo fa in “Brevi cenni di Storia Termitana”. Il testo è un’altra pietra miliare per chi si accinge a studiare la storia della nostra città. Pertanto, sperando di fare cosa gradita ai neofiti, riporto per l’appunto l’estratto circa la Chiesa di S. Marina.

Chiesa di S. Marina pagg. 106 - 107

[… ] Quasi un miglio lungi dalla città a occidente sulla montagnola nominata Patara (3) al principio del secolo scorso, dice Baldassare Romano nella vita di S. Marina (1) fu eretta una chiesuola alla santa ed un’altra assai prima del XVI secolo se n’era edificata di là poco discosta, le quali tuttavia decorosamente sussistono (2). Il nostro illustre Baldassare Romano così scrive di S. Marina (3): E’ venerata con altari nelle chiese con immagini da per tutto: ma in singolar modo nelle mentovate due chiesuole campestri dette Santa Marina la Vecchia e Santa Marina la Nuova. Dopo secoli che il popolo si adunava nella prima di esse, nel 1750, sperando di trovare le sacre ossa nel colle detto Scanio, segnatamente in mezzo alle vestigia di alcuni rovinati edifizi che ancor si vedeano, fu chiesto al Vicario Capitolare della diocesi il permesso di farne ricerca. Il quale prescrisse che con un digiuno di tre giorni ed una solenne processione di penitenza si disponessero i cuori dei cittadini a divoti effetti e si mettesse indi mano al lavoro. Tutto eseguito con religioso raccoglimento, scavata la terra, frugate le antiche fabbriche per più giorni, non furon le desiate reliquie rinvenute. Ciò non ostante non intepidirono i Terminesi verso la santa Verginella Marina, che anzi vollero l’anno stesso in quel sito, elevato, amenissimo, ergere la chiesuola che già accennammo: il Sacerdote Giuseppe Lanza, padrone del suolo, donò uno spazietto all’intorno per comodo dei concorrenti e la dotò d’un piccolo benefizio (4) Oggi la chiesa è di diritto patronato della famiglia Marsala (5) [...]

(3) Questa montagnola è notissima nelle vicinanze di Termini. E’ probabile ch’essa abbia avuto il nome da qualche piccola società di Greci venuti a stabilirsi da Patara, città della licia, chiara un volta pel tempio di Apollo e gli oracoli che si diceva rendervi quel falso nume.

(1) Baldassare Romano Vita di S. Marina, pag. 8.

(2) Il Sommo Pontefice Benedetto XIV, con breve apostolico spedito ad istanza dei Termitani, il giorno 16 giugno 1741, concesse l’indulgenza plenaria di anni 7 ai fedeli che nell’ultima domenica di maggio visitassero la chiesa nel luogo ove era il borgo di Scanio.

(3) Baldassere Romano Vita di S. Marina, Palermo, Tip. E Leg. Boccone del Povero 1892.

(4) Tutto ciò ricavasi da un pubblico strumento rogato in Termini da Notaro Leonardo Mola a 15 febbraio 1731.

(5) Ogni anno si celebra una festa solennissima per l’opera solerte del Signor Saverio Bordonaro [...].

Tuttavia, tornando ai nostri tempi, è interessante osservare lo stralcio della cartografia urbanistica in scala 1:5.000 del Comune di Termini Imerese. In realtà per aiutare i lettori ad individuare l’ubicazione dei due piccoli edifici religiosi, abbiamo cerchiato in giallo il Cozzo Patara, ove sorge la chiesa di S. Marina “La Novissima”. Poi, a circa un chilometro a ovest-sud-ovest, al margine meridionale dell’altipiano del Bragone, abbiamo cerchiato in verde il sito ove giacciono le mura perimetrali della chiesetta di S. Marina “la Nova”.

In basso si vede un tratto dell’autostrada PA-CT, mentre verso destra (est) si scorge il fiume S. Leonardo, con la sua ampia vallata. Per aggirare Cozzo Patara, il fiume lo aggira con un’ansa, in parte visibile in carta.

Il Cozzo Patara raggiunge la quota di 95,6 metri sul livello medio del mare, mentre i ruderi della chiesetta di Santa Marina “La Nova” sono ad una altitudine di circa 116 mt s.l.m.m.. Il terreno qui comincia a salire, per farlo più repentinamente.

Subito dopo il tracciato autostradale. Si osservi come, alla base del Bragone, sulla piana del S. Leonardo, qui la quota sia di circa 20 mt. S.l.m.m., quindi con un dislivello, tra il fiume ed il Bragone, di oltre 75 mt.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2011, La chiesa di Santa Marina “La Novissima”, MadonieLive , 4 giugno.

(2) Giuseppe Longo 2024, La vita di Santa Marina di Scanio nelle agiografie - agiologie del XIV, XVII, XVIII e XX sec.. Giornale del Mediterraneo, 18 settembre.

(3) Giuseppe Longo 2024, Termini e Castanìa riuniti sotto un unico comune denominatore: Il culto di Santa Marina di Scanio. Mentre è dissimile il luogo della sua sepoltura, Giornale del Mediterraneo, 28 settembre.

Bibliografia e sitografia:

Baldassare Romano, Vita di Santa Marina Vergine siciliana, Palermo, 1842.

Rocco Cusimano, Brevi cenni di Storia Termitana, Palermo 1926.

Contino & S. Mantia, a cura di (1997). Baldassarre Romano. Notizie Storiche Intorno alla Città di Termini. Termini Imerese, ed. GASM, pp. 110.

https://santamarinadiscanioterminiimeresepa.blogspot.com

https://catalogo.beniculturali.it/

Foto di copertina: Santa Marina e angioletti. Gruppo scultoreo di cartapesta - ambito siciliano (metà sec. XIX). Duomo di San Nicola di Bari, Termini Imerese. Da Catalogo generale dei Beni Culturali

Foto a corredo dell’articolo: 

Chiesa di Santa Marina “La Novissima”. Ph. Antonio Annibale.

Brevi cenni di Storia Termitana del canonico Rocco Cusimano.

Stralcio della cartografia urbanistica in scala 1:5.000 del Comune di Termini Imerese. 

Giuseppe Longo 

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sabato 28 settembre 2024

Termini e Castanìa riuniti sotto un unico comune denominatore: Il culto di Santa Marina di Scanio. Mentre è dissimile il luogo della sua sepoltura

Giornale del Mediterraneo, 28 settembre 2024

La sacra immagine scolpita di Santa Marina di Scanio, nota anche come “Santa Marina la Siciliana”, è venerata a Termini Imerese (PA) e nella provincia di Messina, esattamente a Castell’Umberto (l’antica Castanìa), e Cumìa (1) (2). Ciò nonostante, dal punto di vista storiografico, è ben evidente (attraverso una probante documentazione), la strettissima correlazione tra Termini e Castanìa, le quali sin dall’XI sec. rivendicano il luogo natale della santa (Scanio) e l’origine della sua casata (Pandariti o Patariti - Pandarita) (3).

In realtà, nelle due località, si fa ugual menzione non solo alla denominazione del luogo di nascita della santa (4), ma anche alla discendenza della sua famiglia. Mentre è dissomigliante la versione relativa alla sua sepoltura.

Ma andiamo con ordine. Scrive lo storico Baldassare Romano (1794 - 1857):

[…] Or sulla fine della dominazione degli Arabi, e cominciando il governo del gran conte Ruggiero, visse la santa verginella Marina siciliana. Venne essa al mondo verso gli anni 1036 dell’era volgare in un oscuro borgo che appellavasi Scanio: epperò non è da confondersi con altre sante del medesimo nome (1). Tal borgo è oggi interamente distrutto, e nessun altro scrittore abbiamo che lo ricordi: ne ciò deve recar meraviglia, poiché moltissime terre per ogni dove son venute affatto in oblio. Ma in Termini è tradizione antichissima che Scanio esisteva sulla montagnola nominata Patàra, quasi un miglio lungi della città a occidente […]

(1) […] Troviamo nel martirologio romano una s. Marina vergine di Bitinia o d’Alessandria il cui corpo fu trasferito a Venezia, ove si venera con festa solenne che ha officio a 17 luglio; ed una certa santa Marina di Galizia ver. e mart. […].

Poi, il Romano continua, e quasi alla fine del suo: “Vita di Santa Marina Vergine Siciliana”, focalizza sulla dipartita della Santa:

[…] Il suo corpo fu immantinente deposto in un tempio della SS. Vergine, e dopo alquanti anni apparse a un pio e religioso uomo, impesegli che le si ergesse un oratorio, acciò per mezzo delle sacre di lei reliquie prestasse la Provvidenza un sicuro e pronto soccorso ai fedeli contro le infermità e le sciagure, e fosse quindi ognora e da per tutto esaltato il nome del Dio trino ed uno augustissimo […].

A Termini, agli inizi del Settecento, i fedeli sperando di individuare e recuperare le sacre ossa della santa, chiesero al Vicario capitolare delle diocesi di farne ricerca. In realtà [...] nel colle detto Scanio, segnatamente in mezzo alle vestigia d’alcuni rovinati edilizi che ancor si vedeano [...] furono avviate più volte le ricerche, che purtroppo risultarono vane. 

Cosicché, dopo che il popolo terminese, da secoli, si adunava a venerarla consuetudinariamente nella piccola chiesetta di Santa Marina “La Nova”, per volontà di alcuni ferventi devoti, a partire dalla prima metà del XVIII sec. fu edificata una nuova chiesetta, ossia quella di Santa Maria “La Novissima” (5) (6).

Invece, a Castanìa, nel casale di Santa Marina (probabilmente l’antica Scanio), dopo il trapasso della santa, le sue spoglie furono sepolte, dapprima nella chiesa del Monastero di Santa Maria di Mallimaco, poi, come scrisse lo storiografo Francesco Nicotra:

[…] Il di lei corpo fu poi traslato a Catania, per ordine dell'infante Martino, che con due diplomi ne ordinò la traslazione nel 1392 […].

Circa la identificazione delle chiesette nel nostro territorio, innalzate e dedicate a Santa Marina di Scanio, per poterle cronologicamente identificarle, abbiamo seguito giustamente questo criterio di designazione, nominandole in: Santa Marina “La Vecchia” (non più esistente), Santa Marina “La Nova” (attualmente in rovina), e “Santa Marina “La Novissima” (7), quest’ultima, dove ogni anno per l'appunto, la prima domenica di settembre, si celebra la solenne messa in suo onore.  

Note:

(1) Giuseppe Longo 2024, Santa Marina di Scanio venerata nell’antica Castanìa, oggi Castell'Umberto (ME), Giornale del Mediterraneo, 21 settembre.

(2) Giuseppe Longo 2024, Santa Marina “La Siciliana”, Giornale del Mediterraneo, 15 settembre.

(3) Giuseppe Longo 2024, Scanio: Il villaggio natale di Santa Marina conteso tra Termini Imerese, Castell'Umberto e Cumìa, Giornale del Mediterraneo , 5 settembre

(4) Giuseppe Longo 2011, Santa Marina di Scanio, MadonieLive , 6 giugno.

(5) Giuseppe Longo 2011, La chiesa di Santa Marina “La Novissima”, MadonieLive , 4 giugno.

(6) Giuseppe Longo 2024, La chiesetta di Santa Maria “La Novissima” e la concessione dell'indulgenza plenaria settennale nell'ultima domenica di maggio, Giornale del Mediterraneo , 1 settembre

(7) Giuseppe Longo, 2011, Santa Marina di Scanio una patria controversa, 5 giugno.

Bibliografia e sitografia:

Baldassarre Romano , Vita di Santa Marina Vergine Siciliana, 1842.

Francesco Nicotra, Castell'Umberto, Palermo, Società editrice del dizionario illustrato dei Comuni siciliani, 1908.

Salvatore Miracola, La Santità nella Diocesi di Patti, 2015.

Maria Stelladoro, “Vita di Santa Marina la monaca vestita da uomo” Graphe.it, 2018.

Foto di copertina:

Ph. Antonino Bartuccio © 2020 (Borgo Antico di Castanìa).

Borgo Antico di Castanìa - Castell'umberto (Sicilia).

«Borgo più antico di Castell'Umberto, in cui tra vicoli, fontane e chiese si narra la storia del piccolo paese nebroideo prima che, con Regio Decreto dell’8 giugno 1865, il centro abitato si trasferisse nell’attuale sede, che prese il nome di Castell’Umberto in onore del Principe Umberto I. Oggi Castanìa rappresenta il centro storico del paese al cui interno sono presenti i resti più rilevanti della storia e dell’architettura del luogo: la Chiesa di Santa Barbara, il Castello, il Convento, la Chiesa di San Francesco e tanti altri siti che testimoniano il ruolo degli artigiani e, in particolare, scalpellini locali nello sviluppo storico-artistico della comunità castanese». Testo da Ttatta Go.

Foto a corredo dell’articolo:

Stralcio cartografico in scala 1:5.000 della cartografia urbanistica del Comune di Termini Imerese. Cerchiato in rosso il Cozzo Patara.

Chiesa di Santa Marina “la Nova”

Chiesa di Santa Marina “La Novissima”. Ph. Antonio Annibale.

www.ttattago.com

https://santamarinadiscanioterminiimeresepa.blogspot.com/

www.comune.termini-imerese.pa.it 

Giuseppe Longo 

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venerdì 20 settembre 2024

Santa Marina di Scanio venerata nell’antica Castanìa, oggi Castell'Umberto (ME)

Giornale del Mediterraneo, 21 settembre 2024

L’antico casale di Santa Marina in Valdemone, per volere di re Ruggero (1031 circa - 1101), fu sede di un cenobio dell'ordine basiliano intitolato a Maria SS. Vergine di Mallimaco.

Lo storico siciliano Tommaso Fazello (1498-1570), nella sua voluminosa opera “De Rebus Siculis Decades Duae”, stampata a Palermo nel 1558 (ampliata e ritoccata nelle edizioni del 1560 e 1568), colloca la nascita del borgo di Castanìa nel 1322, con l'annessione dei Casali di Randacoli, Rasipullo e il sopraccitato casale di Santa Marina (probabilmente l’antica Scanio). Fautori di questo conglobamento fu la nobile famiglia Taranto.

Circa la vita e il culto di Santa Marina di Scanio, ce ne parla il Sac. Salvatore Miracola, nel suo “La Santità nella Diocesi di Patti”, nella sezione riguardante “I Santi Demenniti”, esattamente a pag. 50. Il testo di Don Miracola mi è stato di grande utilità per approfondire le mie ricerche intorno alla Santa di Scanio, la quale è venerata oltre a Termini Imerese in provincia di Palermo, anche nelle località peloritane di Castell'Umberto, e Cumìa (1). Riporto, quindi, per i miei affezionati lettori, quanto ha scritto il sacerdote nel 2015. 

Sac. Salvatore Miracola

La Santità

nella

Diocesi di Patti

Santa Marina

(1036 - 20 luglio 1066)

[…] Il culto di una Santa siciliana di nome Marina nata in un oscuro borgo di nome Scanio è documentato nella Sicilia orientale a Castell'Umberto, l'antica Castania ed oggi Comune in provincia di Messina, ma anche a S. Marco D'Alunzio dove una volta vi era una chiesa dedicata alla Santa e oggi si vedono solo i ruderi. Non deve meravigliare la diffusione di questo culto nell'antica Val Demone, l'area in cui per tutto il medioevo si conservò il retaggio culturale e linguistico della grecità bizantina. Si tramanda a Castell'Umberto che l'antico casale di Santa Marina corrisponda al sito dell'antico borgo di Scanio.

Lo storico siciliano Tommaso Fazello nella sua “De Rebus Siculis Decades Duae” (Panormi 1558), colloca la nascita del borgo di Castania nel 1322, con l'annessione dei Casali di Randacoli, Rasipullo e Santa Marina, auspici, la nobile famiglia Taranto. Il termine casale indicava nel Medioevo dei borghi o abitati aperti non cinti da mura.

Il casale di Santa Marina, “forse l'antica Scanio” per volontà di re Ruggero, fu sede di un cenobio dell'ordine basiliano intitolato a Maria SS. Vergine di Mallimaco.

A proposito di questo cenobio oramai rudere, lo storiografo Francesco Nicotra così riporta:

«Santa Marina vergine. Nacque nel castelletto chiamato Scanio, della ricca ed illustre famiglia Pandarita. Toccata dalla pietà dei monaci basiliani, volle anche lei vestire l'abito del patriarca San Basilio; ed alla sua morte, dietro le peregrinazioni e le vicende di una santa vita, fu seppellita nella chiesa del monastero di Santa Maria di Mallimaco. Il di lei corpo fu poi traslato a Catania, per ordine dell'infante Martino, che con due diplomi ne ordinò la traslazione nel 1392. In onore di questa santa il casale Scanio venne detto Santa Marina» (83).

La tradizione riferisce che S. Marina nacque verso l’anno 1036, sotto il regno del re Ruggero. La Santa apparteneva alla nobile famiglia dei Pandariti, o Patariti, che abitava nel piccolo borgo di Scanio.

L’antico manoscritto greco che riporta le notizie storiche sulla vita di Santa Marina, conservato nel Monastero del SS. Salvatore dell’Ordine di S. Basilio in Messina e che all’inizio del XVII secolo venne pubblicato in latino nella raccolta delle vite dei Santi Siciliani dal Gesuita Ottavio Gaetani, narra che la Santa, fin dalla più tenera età, ricevette una profonda educazione cristiana dai genitori, e in particolare dalla devota madre, che assiduamente partecipava alle funzioni religiose del borgo, celebrate nella fastosa liturgia bizantina.

In quel periodo forte era ancora l’influsso della religione islamica, professata dai Saraceni, i quali scacciati dall’isola nel 1038 da Michele, imperatore d’Oriente, vi fecero ritorno pochi anni dopo, per poi essere definitivamente scacciati dai Normanni nel 1071.

La fanciulla, diversamente dalle ragazze nobili del tempo, non amava ricchi abiti, oziosità e vanità femminili; rivolgeva la sua attenzione solo ad elevati pensieri e a nobili atteggiamenti. La sua bellezza era un giardino chiuso, i cui tesori erano riservati solo a Dio. La docilità verso i genitori la rese capace di apprendere dalla madre anche l’arte della pittura tessile, mentre lo straordinario amore che nutriva per Cristo la portava ad essere sensibile verso i bisognosi a cui, all’occorrenza, elargiva tutto quanto aveva.

Una beatitudine, ascoltata dalla madre, era quella su cui si soffermava particolarmente la sua attenzione: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli”.

Avendo saputo, inoltre, che molti, abbandonati i loro beni, andavano alla città santa, Gerusalemme, per visitare e pregare nei luoghi santi della nascita e della passione di Nostro Signore Gesù Cristo, la giovane ragazza non pensava ad altro e pregava con la seguente preghiera:

“Orsù, o Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio, e Spirito Santo, sola divinità, sola potenza, disponi che sia serbata intatta la mia verginità, spiega le tue forze contro il nemico che mi contrasta e di quel desiderio che io nutro nell’animo, di vedere ed adorare i salutiferi luoghi della tua nascita e della tua passione, non ritenere indegna la tua ancella, perché benedetto sei nei secoli.”.

Da queste sue parole possiamo comprendere quanto le fosse cara la verginità, e quanti ostacoli ha dovuto superare.

Giunta l’età di prendere marito, invano i genitori, nonostante la figlia fosse bellissima, di forme leggiadre e gentile d’animo, la invitarono a sceglierne uno, serio e di buona reputazione, preoccupati come erano per lei e per i loro beni che si sarebbero dispersi. La Santa, al contrario,confidò ai genitori che il Signore, in visione, l’aveva chiamata a servirlo nella verginità. I genitori, per quanto contrariati, cedettero alle parole della figlia e accolsero il volere divino.

Il demonio cercò in ogni modo di ostacolare la vocazione di Marina. A tal proposito, si racconta che un giorno esso con uno schiaffo stravolse orribilmente la bocca di una delle compagne che stava con la Santa. Le altre compagne, sentito il rumore dello schiaffo, pensarono che fosse stata la giovane Santa a perpetrare l’orribile misfatto. La Santa ne rimase addolorata e, passati cinque giorni in intensa preghiera, si recò nella casa della fanciulla sofferente e, dopo aver pregato su di essa e intimato al demonio di abbandonare la fanciulla, le toccò il volto ed essa ritornò sana come prima. Trascorsi quattro anni, vissuti in intensa attività spirituale, la Santa mostrò vivo desiderio di vestire l’abito religioso.

I genitori vollero assecondare il desiderio espresso dalla figlia e, poichè non vi erano ancora monasteri femminili, chiamarono un monaco di santa vita. Questi, dopo aver pregato su di lei e averle tagliato i capelli, le fece indossare l’abito monacale e mutò in Marino il nome con cui fino allora era stata chiamata. La fonte non ci riferisce quale fosse il precedente nome. La santa si ritirò quindi in luogo appartato, tutta immersa nella preghiera e nella contemplazione. Il Signore intanto le affidava il dono della guarigione e quanti a lei si rivolgevano per essere consolati venivano anche sanati nel corpo oltre che nello spirito.

Intanto, l’entusiasmo diffuso dai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa, mise nel cuore della giovane di realizzare il desiderio tante volte pregato di partire in pellegrinaggio per l’amata terra santa.

Le difficoltà che si frapponevano a questo viaggio erano molte, ma tutte furono superate. Il Signore infatti le ispirò di travestirsi con abiti monacali maschili, per potere abbattere i pregiudizi e gli ostacoli che le provenivano dalla condizione femminile e dalla sua bellezza. Cambiato così il suo nome in Marino, si imbarcò, alla volta dei sospirati Luoghi Santi.

Il demonio, sempre all’erta per invidia di quell’anima pura, si fece sentire ancora una volta: durante la traversata i marinai, stupefatti dell’amabilità del carattere e della generosità del giovane monaco, arguirono che questi oltre ad appartenere sicuramente ad una nobile famiglia, fosse sicuramente in possesso di una cospicua riserva d’oro e progettarono di ucciderlo nottetempo, per impossessarsi dell’oro e poi gettarne il corpo fra i flutti del mare.

La Santa, conosciuto nel suo spirito il malvagio proposito dei marinai, invocò con fervida preghiera l’aiuto divino. E questo non si fece attendere: difatti, mentre il primo dei marinai si avvicinava al giovane monaco per ucciderlo, si morse la lingua in maniera così violenta che, fra urla di dolore, fuggì terrorizzato insieme a tutta la ciurma. Lo sciagurato marinaio, inoltre, per tutta la notte continuò, non solo, ad urlare, ma anche ad emettere voci prive di senso.

I marinai, riconoscendo nell’incidente del proprio compagno un segno divino, si recarono di buon mattino dal capitano della nave e lo misero al corrente dell’episodio notturno. Il capitano, preso il malcapitato, insieme alla ciurma si recò dalla Santa, che, dopo aver pregato su di lui, gli toccò la lingua risanandolo e invitò tutti a ringraziare e pregare Dio.

Approdata la nave a Tripoli di Siria, l’equipaggio riferì l’accaduto al Vescovo del luogo, che fece venire alla sua presenza la Santa. Ella svelò al Vescovo la sua vera identità e i vari episodi che avevano segnato la sua vita di fede fin dalla sua tenera età e come, per divina ispirazione, si era vestita da monaco per realizzare il santo desiderio di potersi recare pellegrina in Terra Santa.

Il Vescovo ospitò la santa nella sua diocesi per una settimana durante la quale la ammaestrò nella conoscenza delle divine cose. Nel congedarla le predisse che sarebbe andata a Gerusalemme per due volte e infine sarebbe definitivamente ritornata nella sua patria.

Rafforzata dalla preghiera e dall’istruzione del Vescovo, la Santa riprese il cammino e, giunta a Gerusalemme, si recò al Santo Sepolcro e presso gli altri luoghi segnati dalla presenza di Gesù durante la sua vita terrena. Quindi risalì il fiume Giordano e lì ebbe modo di realizzare l’altro suo desiderio di rimanere in uno dei tanti monasteri che sorgevano in quei luoghi. Ivi rimase servendo amorevolmente i fratelli monaci.

Dopo tre anni manifestò al superiore il desiderio di ritornare in patria per vedere i suoi genitori, ormai avanti negli anni, prima che questi morissero. Ricevuta la benedizione, la Santa partì per il villaggio natio, dove trovò i suoi genitori ormai morti.

Si fermò nella sua Scanio per alcuni mesi, e, dopo non molto tempo, ripartì per la seconda volta per Gerusalemme e ritornò nel suo amato monastero.

Trascorsi cinque anni, la Santa confidò al superiore del monastero la predizione del Vescovo di Tripoli. Il superiore, ascoltatala, invitò la Santa a lasciare il monastero e ritornare nella sua patria. Giunta in patria dopo sei mesi si ammalò e morì nel 1066 lasciando di sè una viva memoria di santità, non solo nei suoi compaesani, che la venerarono come Santa e nella chiesa del borgo le dedicarono l’altare, ma anche in tutti i cristiani del circondario.

La sua tomba divenne così meta di pellegrinaggi, poiché quanti a lei si rivolgevano, afflitti da diverse malattie o avversità, trovavano sollievo per la sua potente intercessione.

Santa Marina venne seppellita nel tempio della Santissima Vergine che sorgeva a Scanio, ma, in seguito ad una sua apparizione in sogno ad uno dei fedeli, in suo onore venne costruito un oratorio, nel quale furono portate le reliquie della Santa. Il luogo era oggetto di straordinaria venerazione e straordinari furono i miracoli in esso compiuti [...]

(83) Francesco Nicotra così riporta in “Dizionario Illustrato dei Comuni Siciliani”, Palermo 1908.

Note:

(1) Giuseppe Longo  2024, La chiesetta di Santa Maria “La Novissima” e la concessione dell'indulgenza plenaria settennale nell'ultima domenica di maggio, Giornale del Mediterraneo, 1 settembre.

Bibliografia e sitografia:

Tommaso Fazello , Due decenni di affari siciliani, ora pubblicato per la prima volta. A questi venne l'indice più ricco di tutta l'opera, Panormi, di Giovanni Matteo Maida e Francesco Carrara, 1558.

Ottavio Gaetani , Vite dei Santi di Sicilia da antichi documenti greci e latini, e per la maggior parte da codici MSS non ancora pubblicati, raccolti o scritti, compilati secondo la serie degli anni dell'era cristiana, e illustrati con osservazioni, voll. I e II, 1657.

Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di marzo, vol. I, Palermo, Tipografia di Pietro Morvillo, 1856, pp. 253-254.

Francesco Nicotra, Castell'Umberto, Palermo, Società editrice del dizionario illustrato dei Comuni siciliani, 1908.

Salvatore Miracola, La Santità nella Diocesi di Patti, 2015.

Giuseppe Longo 2024, La vita di Santa Marina di Scanio nelle agiografie - agiologie del XIV, XVII, XVIII e XX sec. Giornale del Mediterraneo, 18 settembre.

https://santamarinadiscanioterminiimeresepa.blogspot.com/

Foto di copertina: S. Marina. V. Nel cartiglio in alto si nota la scritta, “Cingulo castitatis restringe renes meos” (Cingi i miei fianchi con il cingolo di castità). Ph. Giovan Battista Anania.

Foto a corredo dell’articolo:

"De Rebus Siculis Decen Due", frontespizio. 

Ottavio Gaetani , Vite dei Santi di Sicilia, frontespizio.

Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, frontespizio del volume II.

Immagine di Santa Marina che si venera a Castell'Umberto, l'antica Castanìa. Ph. di Giovan Battista Anania.

Giuseppe Longo

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mercoledì 18 settembre 2024

La vita di Santa Marina di Scanio nelle agiografie - agiologie del XIV, XVII, XVIII e XX sec.

Giornale del Mediterraneo, 18 settembre 2024

Santa Marina, nacque nel piccolo borgo di Scanio nell’anno 1036 (1) e appartenne all'agiata e autorevole famiglia dei Pandariti. Trascorse la sua fanciullezza in Sicilia e fu pellegrina in Terrasanta, morì a Scanio nel 1066 all'età di trent'anni.

Le vicende sulla biografia e sul culto di Santa Marina Vergine di Scanio ci sono state tramandate unicamente dal Menologio di Daniele, oggi, conservato nella Biblioteca Regionale Universitaria di Messina (2).

Il monaco di nome Daniele, scriba negli anni 1307-1308, visse nel Monastero del Santissimo Salvatore in Messina, importante cenobio del monachesimo basiliano.

Tuttavia, circa la Vita di Marina, esistono altri due manoscritti (uno in latino e l’altro in greco) del XVII sec. che si conservano nella Biblioteca Centrale della Regione Siciliana […] nei corpora II.E.8 (copia del precedente in greco) e XL.G.2 (in latino, per la stampa delle Vitae SS.) e furono pubblicati nel 1657 dal gesuita Ottavio Gaetani nella sua monumentale opera agiografica “Vitae Sanctorum Siculorum […] (Cfr. Vita di Santa Marina la monaca vestita da uomo).

Un’altra versione sulla vita di Santa Marina fu scritta in latino nel 1725 (Cfr. “Vita di Santa Marina la monaca vestita da uomo”), dal Bollandista Giovanni Battista Sollerio che pubblicò ad Anversa, la “Vita di Marina di Scanio”. Mentre il filologo e bizantinista Giuseppe Rossi Taibbi (1924-1972) nel 1959 scrisse una breve Vita della santa.

L'edizione di Rossi Taibbi (3) permette di leggere il testo greco con a fronte la versione italiana e reca anche una biografia di Santa Lucia presente nel codice trecentesco.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2011, Santa Marina di Scanio, MadonieLive, 6 giugno.

(2) Maria Stelladoro, “Vita di Santa Marina la monaca vestita da uomo” Graphe.it, 2018.

(3) Giuseppe Longo, Santa Marina di Scanio una patria controversa, 2011, 5 giugno.

Bibliografia e sitografia:

Giuseppe Rossi Taibbi, “Martirio di Santa Lucia - Vita di santa Marina”, Istituto siciliano di Studi bizantini e neogreci, Palermo 1959.

Enrica Follieri , I santi dell'Italia greca in Storia e cultura nell'Italia bizantina: conquiste e nuove ricerche. Pubblicazioni della Scuola Francese di Roma   Anno 2006,   363   pp. 95-126.

Giuseppe Longo 2024, Santa Marina “La Siciliana”, Giornale del Mediterraneo, 15 settembre.

https://catalogo.beniculturali.it/ 

https://santamarinadiscanioterminiimeresepa.blogspot.com/

Foto di copertina: La sede dell'archimandritato del Santissimo Salvatore dal 1563 al 1866, dove attualmente sorge il Museo Regionale di Messina. Da Wikipedia.

Foto a corredo dell’articolo:

Statua di Santa Marina che si venera a Termini Imerese (PA), nella chiesetta omonima (Santa Marina “La Novisima”). Ph. di Vincenzo Lo Bosco, Termini Imerese 2024.

Processione di S. Marina a Cumia inferiore, 17 luglio 2023. Ph. Giovanni Lombardo.

Ritratto di padre Giovan Battista Sollerio, stampa. 

P. JOHANNES BAPTISTA SOLLERIUS S.I./OBIIT XXVII JUNII ANNO MDCCXL AETATIS LXXII/PROCURAT SUMPTUS OPERI CALAMOQUE LABORAT/sOLLERIUS MAGNUS SCRIPTOR ET AECONOMUS

Giuseppe Longo 

www.gdmed.it

Il percorso che conduceva nelle chiesette di Santa Marina “La Nova” e “La Novissima” in Termini Imerese

MadonieLive , 3 luglio 2025 Un altro sentiero oramai non più esistente che dalla piana del San Leonardo conduceva sin sulla strada vicinale...